La Procura europea (EPPO) di Milano ha disposto il sequestro di circa 20 milioni di euro depositati su conti bancari e polizze assicurative riconducibili a cinque società, nell’ambito dell’inchiesta in corso su una sospetta frode legata ai fondi del Dispositivo per la ripresa e la resilienza (RRF), la componente europea da cui derivano le risorse del PNRR italiano. I beni sequestrati sono collegati a due indagati già sottoposti a misure cautelari per sospetta truffa aggravata ai danni di fondi pubblici e autoriciclaggio.
L’inchiesta, che secondo l’EPPO ha assunto una portata “significativamente più ampia” rispetto a quanto inizialmente ricostruito, riguarda il Fondo Nuove Competenze, lo strumento pubblico pensato per finanziare l’aggiornamento professionale dei lavoratori. Allo stato attuale, la Procura europea ha notificato a 84 rappresentanti legali di società in tutta Italia di essere indagati per sospetta frode aggravata ai danni degli interessi finanziari dell’Ue. Il danno complessivo ipotizzato è salito a circa 40 milioni di euro, di cui circa 33 milioni provenienti direttamente da fondi RRF.
Dai tre imprenditori di novembre agli 84 indagati di oggi
Il fascicolo era emerso pubblicamente il 27 novembre 2025, quando l’EPPO aveva reso note misure cautelari a carico di tre imprenditori italiani, disposte su richiesta della Procura europea ed eseguite dal Gruppo carabinieri tutela lavoro: due erano finiti agli arresti domiciliari, il terzo era stato colpito dal divieto di intrattenere rapporti con le pubbliche amministrazioni e di ricoprire incarichi direttivi in società e imprese. Secondo la ricostruzione di allora, due gruppi societari attivi nella consulenza avrebbero organizzato corsi di formazione mai realmente svolti per circa 1.500 dipendenti di 32 aziende, appoggiandosi a una piattaforma informatica dedicata; il danno era già stimato in 40 milioni di euro, e parte dei proventi risultava investita in immobili per un valore di circa 20 milioni. In quella fase risultavano indagati sette persone fisiche e sette società.
Da allora il perimetro dell’inchiesta si è ampliato di pari passo con gli accertamenti: dalle sette aziende iniziali si è passati a 84 legali rappresentanti notificati, segno che il meccanismo contestato avrebbe coinvolto, secondo l’ipotesi accusatoria, un numero di imprese ben più esteso rispetto al nucleo individuato un anno fa.
Il Fondo Nuove Competenze consente alle imprese di rimodulare parte dell’orario di lavoro dei dipendenti destinandolo a percorsi formativi, con il fondo pubblico a copertura del costo delle ore dedicate alla formazione. Secondo l’ipotesi degli inquirenti, alcune società avrebbero richiesto e ottenuto i finanziamenti dichiarando corsi in realtà mai svolti, o realizzati solo in modo apparente, presentando documentazione e registrazioni non corrispondenti alle attività effettivamente compiute. L’indagine non riguarda quindi la legittimità del Fondo in sé, ma il suo presunto utilizzo illecito da parte di aziende e intermediari.
Il provvedimento di sequestro odierno è stato disposto dopo che gli investigatori hanno individuato tentativi di occultare i proventi del presunto reato attraverso trasferimenti di ingenti somme su conti correnti e prodotti assicurativi; parte dei proventi risulterebbe reinvestita anche in beni, compresi immobili. L’attività investigativa è condotta dai carabinieri della Sezione EPPO del Nucleo investigativo e dal Nucleo operativo del Gruppo carabinieri tutela lavoro di Milano. L’EPPO non ha reso noti i nomi delle persone e delle società coinvolte, osservando che tutte le persone interessate sono presunte innocenti fino a condanna definitiva da parte delle competenti autorità giudiziarie italiane.

